Capitolo 16: Una cartolina (Le storie di Pinka)

Dove Pinka riceve una inaspettata cartolina da parte di una sua ex–amica.

Driiiiin, driiiiin, driiiiin … il campanello suonò tre volte, e come accade in tutto il cosmo, questo era sicuramente il robot-postino che puntualissimo alle 9 di mattina consegnava la posta … una cartolina da parte di Etsuko. Incredibile, erano cinque anni che non ne avevo notizie.

Non aveva a quanto sembra perso l’abitudine per un leggero esi- bizionismo, la cartolina non era niente altro che una sua foto presa mentre si trapanava la passera con un enorme vibratore. Ah quanto avrei voluto essere io quel vibratore. Ma subito mi ricordai che io ed Etsuko non ci eravamo lasciate propriamente di amore ed accordo. La nostra storia di amore finì quando la scoprii a scopare con Marika, la mia peggiore nemica. Io non sono gelosa, mai stata, ma non puoi dire di amarmi e poi andare subito dopo a letto con un’essere schifosa come Marika, eh no, era intollerabile. Ed allora perché quella cartolina?

Eccheccazzo, Etsuko sapeva bene che sono più curiosa di una gatta, e che non avrei resistito. Ed infatti, passati 5 minuti feci il numero di telefono di Etsuko.

“Pronto, Etsuko?” dissi appena rispose.
“Pinkaaaaaaa” rispose quasi urlando dalla gioia la mia (ex?) amica. 

“Si può sapere perchè mi hai scritto?”
“Ma perché ti adoro, Pinka amore mio”.


E no, cazzo! Non poteva prendermi per il culo così, sapeva bene quel che aveva combinato 5 anni addietro, non poteva far finta di niente.

 “Sentimi un po’ Etsuko stronza che non sei altro, si può sapere che vuoi davvero?” 

dissi in uno scoppio di ira. Ed Etsuko iniziò a rac- contare. Mi raccontò di come Marika l’avesse venduta come schiava alla terribile tribù nomade dei Puareg del deserto di Dune, di come fosse riuscita a fuggire con un’astronave di sfruttatori della prostituzione che la costrinsero a battere per tutte le strade della nebulosa di Orione, di come grazie ad un misterioso principe celestino riuscì a raggiungere la tenuta dei suoi su Hermes XIX, di come con orrore scoprì che suo padre aveva venduto tutto ai merda-vermi, ed infine di come fosse riuscita finalmente dopo cinque anni a tornare a casa.

Il racconto ormai era finito in un pianto a dirotto, con Etsuko che singhiozzando mi chiedeva di perdonarla.

Io non sono vendicativa, e senza nemmeno deciderlo coscientemente scoprii che l’avevo perdonata. Lo dissi ad Etsuko e lei iniziò a strillare dalla gioia, una gioia incontenibile, soprattutto per le mie povere orecchie da porcella. Promisi di andare a trovarla prima possibile, e così la settimana successiva, preparato un bagaglio leggero, regolai il trasduttore spazio-temporale e mi materializzai a casa sua.

Mi buttò le braccia al collo ed iniziò a baciarmi. Le sue labbra sembravano non volersi staccare più dalle mia. Poi … dalle labbra passò al mio cazzo, un pompino lunghissimo e meraviglioso, ed infine mi chiese di prenderla da dietro. Non me lo feci ripetere, la sua passera era bagnatissima, perfetta per mio cazzo intirizzito. Scopammo come se non ci fosse un domani, poco prima di venire Etsuko volle di nuovo il mio cazzo in bocca. Così sborrai e lei bevve tutto. L’amicizia era stata rinnovata, suggellata dal sesso e dalla passione.

Che l’orgasmo sia con voi!

Sensazionale: il Caravaggio ritrovato

Verona 30 settembre 2020.

Dal nostro inviato speciale Andrea Disegnini.

Un anno fa il buon parroco Don Silvio Culolargo mentre puliva la sua chiesa di campagna vide dietro all’altare, nascosto dietro un orribile dipinto del Veronesello, un vecchio quadro.

Subito lo tirò fuori e … meraviglia, era un ritratto di Santa Dilduccia, patrona delle sorelle dell’ordine delle graziearcazzo

Don Silvio pulì il quadro è lo appese di fianco all’altare, in modo che tutti i fedeli potessero vederlo durante le funzioni religiose

Il caso volle che due giorni fa passasse da quei luoghi il famoso critico Vittorino Sgarbucci. Sentite le voci dei paesani sul ritrovamento di recò subito in chiesa e … incredibile! Capì subito che il quadro era il famoso ultimo dipinto di Caravaggio dato per perso. La leggenda narra che fu Caravaggio stesso a gettarlo in mare durante il suo ultimo segreto viaggio verso Ladispoli.

Ma diano la parola a Sgarbucci:

«Capre, ignoranti, non avevate capito subito, capre che non siete altro, che è il famoso ultimo quadro di Caravaggio? Zotici schifosi, speriamo che l’Etna si risvegli e vi sommerga, capre, capre , capre! »

A nulla sono valse le spiegazioni sulla distanza abissale dell’Etna dal Veneto.

Santa Dilduccia (Napoli 3-6-1490, Parigi 6-9-1577.)

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Domani sui vostri schermi

  • una nuova avventura di Pinka;
  • la scoperta sconvolgente di un Caravaggio dentro una minuscola chiesa della bassa veronese. Il quadro fu dedicato alla famosa Santa Dilduccia (Napoli 3-6-1490, Parigi 6-9-1677.
  • A domani.

Ogni tanto un post serio

Ho appena iniziato a leggere il libro “Qualcosa di nascosto a fondo” del fisico Sean Carroll.
Leggendo l’introduzione mi ha colpito l’affermazione riportata nell’immagine qui allegata .

Estratto dall’introduzione del libro “Qualcosa di nascosto a fondo” di Sean Carroll


È vero, chi si occupa dei fondamenti della meccanica quantistica è visto con sospetto.
Ma lo stesso trattamento purtroppo è riservato a chi si occupa dei fondamenti della matematica nei dipartimenti di matematica ed a chi si occupa dei fondamenti dell’informatica nei dipartimenti informatici.
Matematica, fisica ed informatica sono unite in questa santa crociata contro chi fa ricerca sui fondamenti. Nel migliore dei casi queste persone sono accusate di fare solo speculazione filosofica “tu non sei un informatico/matematico/fisico … non cerchi risultati utili ma ti gingilli con la pura speculazione”.
Quante volte mi sono sentito fare discorsi del genere … “Andrea fai cazzate inutili , dovresti cambiare argomento di ricerca, così non porti soldi al dipartimento”.
Perché questo astio? Ok, non vivo sulla luna, so benissimo che ci sono in gioco posti e carriere, ma non è solo questo.
C’è qualcosa di più profondo, e credo che sia legato alla fine degli attuali paradigmi della scienza … e ricadiano su Kuhn… [a suivre]

Santa Pelosona

Nel 1680 morì vergine Giovanna Anselma Augustina Orripili, detta “la Pelosona”. Si narra che i peli della sua passerà fossero dotati di vita propria e che stritolassero tutti i cazzi che provavano solamente ad avvicinarsi alla passera di Giovanna (con gran disappunto della Pelosona stessa).

Fatto sta che nel 1680 morì dentro la canonica del duomo di Pontesecchio mentre Don Mariano incautamente provava a soddisfare le sue voglie.

Si dice che i fedeli trovarono la Pelosona stecchita a terra con il cazzo di don Mariano “strangolato” dai suoi peli.

Santa In Cool, Protettrice dei Lagnosi

Ogni categoria umana ha il suo santo o santa protettore/protettrice. Anzi a volte più di un/a santo/a si contendono il diritto di proteggere una categoria di umani.

Per dirimere questi contenziosi il buon dio ha predisposto un apposito tribunale di conciliazione presieduto dal molto onorevole Ponzio Pilato. Così vanno le cose in paradiso.

Ma torniamo alle sante. Dopo Santa Formosa vi presento la mitica Santa In Cool.

Di origine sino-inglese divenne santa dopo il supposto supplizio del ramo in culo. La storia canonica omette di dire che il ramo le piacque assai, ed infatti subito dopo l’esperienza mistica mise su una bottega artigianale di dildi anali. Correva l’anno 1669.

Capitolo 15: Sete, sete, sete (Le storie di Pinka)

Dove Pinka prova l’arsura da deserto.

Mi ricordo ancora di quella volta che con Asumi avevamo combattuto i giganteschi bruchi del deserto di DesX. In realtà la battaglia fu facile da vincere, il problema è che eravamo rimaste isolate nel mezzo del deserto. Un deserto senza dune … piatto più piatto della pianura padana. Non eravamo pazze, ci eravamo portate da bere e mangiare in gran quantità (un’intera iper-cucina), ma lo stesso quei tre soli rossi ed il deserto facevano venir sete continuamente.

Avanzammo lentamente nel deserto sino a che non giungemmo ad un’oasi. Da un rubinetto aperto sgorgava continuamente puro sperma di terrestre arrapato! Siamo pazzi? Un esercito di segaioli terrestri aveva riempito un deposito di sperma su DesX? Follia allo stato puro. In ogni caso lo assaggiai, non era male, solo un po’ trop- po salato, tipico dello sperma terrestre. Io ed Asumi eravamo stan- che e decidemmo di pernottare in quell’oasi dello sperma sgorgante. Ci accampammo e nella migliore tradizione del popolo di Asumi

mangiammo in modo pantagruelico yakitori e teppaniaki (la nostra autobotte era munita anche di una riserva di cibo e di robot-chef certificato tre stelle Michelino). Finito di mangiare il cibo favoloso preparato dal robot, ovviamente innaffiato da sake sopraffino prove- niente dal Kiushu, decidemmo di darci ad altre attività gratificanti. Indovinate quali? Ovviamente parlo di sesso. Peccato che la sensa- zione di sete provocata dal deserto continuasse senza tregua, unica nota stonata in quella serata meravigliosa.

Asumi iniziò a succhiare i capezzoli delle mie tette (bellissime, lo ripeto) e poi io feci altrettanto cone le sue. Poi con la lingua pas- sai alla sua passera calda e bagnatissima. Miele allo stato puro, non mi sarei mai stancata di leccarla, ma poi Asumi con tono tra l’imperioso ed il gentile mi disse “adesso sdraiati e fatti una sega, ma che sia una sega lunga, lunghissima”. Ubbidii senza fiatare (cazzo, dopo l’avventura a Nuova-Verona forse ci stavo prendendo gusto a fare la schiava). Iniziai a masturbarmi e vidi che in piedi sopra di me Asumi stava facendo la stessa cosa, le sue dita stavano massaggiando la sua passera in un modo che solo le donne sanno fare.

Asumi godeva, io godevo e le due masturbazioni proseguivano, sempre più veloci e sempre più sconvolgenti. Dopo un tempo che mi parve infinito sborrai e contemporaneamente in uno squirting epocale Asumi mi inondò del suo liquido, ed io a bocca aperta bevvi, bevvi bevvi. La sete da deserto si placò improvvisamente ed io capii di cosa avevo davvero bisogno.

Che l’orgasmo sia con voi!

Santa Prosperosa

Inizia con questo pio disegnino la serie dei Santini.

Un grazie di cuore ad Endorsum per l’idea di proporvi la mia nuova serie di santini.