Capitoli 12, 13 e 14 delle Storie di Pinka

Oggi è domenica, e quindi come omaggio pubblico ben tre capitoli (molto brevi) delle storie di Pinka.

Capitolo 12: La leggenda di Cho-zo

Dove Pinka ha un incontro ravvicinato e molto umido con un essere fantastico.

Le leggende giapponesi sono tantissime e spesso parlano di spiriti. Vi ho già raccontato della Nure-Onna, ora è la volta di Cho-zo. Ve lo dico subito, più che un’avventura questa è la storia di un incontro che ancora non so se sia stato un sogno oppure la realtà.

Dopo aver passato una giornata a compilare i moduli-resoconti dei miei interventi supereroistici per la salvaguardia dell’universo ero distrutta. Era una serata estiva bellissima ed io uscii a sdraiarmi sul tetto di casa. La luna era alta nel cielo (assomiglia alla vostra luna in effetti) ed io mi sdraiai per rilassarmi. Dopo poco iniziai a masturbarmi lentamente, molto lentamente. Mi masturbavo e pensavo alla passera di Yumi e soprattutto alle sue tettine a coppa di champagne. Ad un tratto sentii l’aria smuoversi, qualcosa si stava avvicinando. Lì per lì pensai ad un uccello notturno o a qualche falena gigantesca, quando improvvisamente vidi avvicinarsi in volo una splendida ragazza con le ali di farfalla. Non potevo crederci, era una Cho-zo.

La Cho-zo, sbattendo delicatamente le sue ali si librò sopra di me dicendomi “non ti fermare Pinka, continua così”. Strano, non mi

chiesi nemmeno come mai sapesse il mio nome, mi limitai a sorri- dere ed a continuare a masturbarmi. Però ormai non pensavo più a Yumi, tutto era focalizzato sulla Cho-zo, e più mi masturbavo più la desideravo, ma lei mi disse “si guarda ma non si tocca cara Pinka, continua a masturbarti” . . . ma lo disse senza parlare, sentivo le sue parole ma in effetti lei non stava parlando.

Continuai con la mia sega, e quando alla fine venni, come per magia anche Cho-Zo venne, inondandomi del suo sperma. Subito dopo un sonno tremendo mi assalì ed io precipitati nelle braccia di Morfeo. Quando mi svegliai i due soli stavano nascendo e della Cho- zo nessuna traccia. Sarà stato un sogno? Non lo saprò mai . . . certo che di sperma intorno a me ce n’era davvero tanto.

Che l’orgasmo sia con voi!

Capitolo 13 La Yurei

Dove Pinka deve trovare il modo per cacciare un lamentosissimo fantasma.

Èora di incontrare un altro essere fantastico giapponese, que- sta volta si tratta di un classico fantasma. Eh sì, i fantasmi, strani esseri, non sono demoni, non sono viventi, non so- no vampiri, non sono zombie. Sono solo le anime perdute di persone morte senza i conforti dei loro cari, costrette a vagare per l’eternità sino a che qualcuno non compie un atto gentile nei loro confronti. Il problema è che i fantasmi non possono comunicare con i viventi, e non c’è modo di sapere facilmente quali atti gentili compiere per far sì che possano ritrovare la pace.

In Giappone la Yurei è il fantasma donna più famoso. E’ una bellissima donna dai lunghi capelli vestita con uno yukata bianco, appare nelle notti nebbiose lamentandosi continuamente.

Avevo appena completato una pericolosissima missione in Giap- pone aiutata dalla splendida Aika. Sconfiggere i nipoti di Godzilla non era stato semplice, ma sono o non sono Pinka?

Io ed Aika eravamo pronte ad andare a dormire. Stavo per pren- dere i futon dall’armadio quando sentii un prolungato lamento … e la Yurei apparve, lamentosa come non mai.

Non sapevamo che fare, l’unica soluzione furono due tappi nel- le orecchie e poi a nanna (di fare sesso non se ne parlava proprio, la Yurei vagava tra di noi senza sosta con il suo lamento Oooooooo . . . oooo senza fine.)

La mattina ci svegliammo di buon’ora. Passammo dall’ufficio super-eroine a riscuotere il compenso per aver sconfitto i nipoti di Godzilla . . . compenso del cazzo direi, un blocchetto di buoni scon- to da spendere nei 100 Yen Shop. Vabbè, meglio di niente. Passammo poi la giornata vagando per la Tokio vecchia, pranzando in una Iza- kaia e cenando in un ristorantino di Yaki-Tori, accompagnando il tutto con litri di Sakè e poi l’immancabile Shochu. Arrivata l’ora di andare a letto (saranno state le due di notte) la Yurei si materializ- zò lamentandosi. Eccheccazzo, io ed Aika volevamo scopare … ne avevamo una voglia pazza. Il cazzo era già durissimo e la sua passera era bagnatissima. Fregandocene della Yurei iniziammo a fottere. . . . oh quanto era accogliente la passera di Aika . . . stavo per venire, mi trattenni e lo tirai fuori, pronta Aika si mise il mio cazzo in bocca ed iniziò un lavoro favoloso di lingua, mi sembrava di impazzire dal piacere. E qui accadde il miracolo . . . più il pompino andava avanti più la Yurei svaniva. Ormai il suo lamento era talmente flebile da non sentirsi . . . ed anche la sua forma sempre più eterea.

Finalmente venni, sborrando completamente in bocca ad Aika che vogliosamente inghiottì tutto (era sempre stata golosa del mio sperma) . . . e la Yurei svanì!

Non sappiamo cosa sia accaduto ed il perché la Yurei sia scomparsa. Forse è stato osservare il pompino ad averle dato la pace. Non lo sapremo mai. L’unica cosa certa è che La Yurei non apparve mai più.

Che l’orgasmo sia con voi!

Capitolo 14 In palestra

Dove Pinka, sconvolta per l’aumento di peso, si iscrive ad una palestra di fitness.

Ragazze e ragazzi, dovete ammetere che ho un fisico da urlo. Non ho certo bisogno di perdere tempo con fitness ed altre attività per il benessere fisico. Mi basta sco- pare e viaggiare per essere sempre in forma. Una volta però, dopo aver lungamente combattuto contro i demoni tortelle- schi, mi accadde di sentirmi leggermente appesantita. Mi pesai e … cazzoooooo, avevo preso ben 90 grammi di grasso inutile. Inconcepibile, assurdo, impossibile, non potevo uscire dalla perfezione totale. Ero sconvolta, che fare?

Molto turbata accesi l’OLO-TV e mi sintonizzai sul programma di Ghein Fionda, totalmente inutile, proponeva da millenni i so- liti esercizi ridicoli domestico. Dopo un po’ gli esercizi furono inter- rotti dalla pubblicità, dove un bellissimo ragazzo iniziò a decantare la palestra di cui era proprietario ed istruttore, la S–Gym. Il ragazzo, anche se molto bello, non mi attirava più di tanto, mi piacciono cazzi e passere, ma preferisco comunque le donne agli uomini.

Ma non esisteva solo il sesso, i 90 grammi di grasso mi pesava- no assai, oh quanto mi pesavano, decisi quindi di iscrivermi alla S– Gym. Il giorno dopo mi presentai in palestra. Fui accolta da una receptionist strafiga, ma purtroppo per me, membro della tribù delle asessuate (il loro motto era “niente sesso, preferisco i romanzi della Tamarro” ).

Evvabbè, me ne feci una ragione, compilai tutte le carte necessarie e mi recai nella sala Fitness. Non c’era nessuno oltre alla sottoscritta ed all’istruttore. Bello sicuramente lo era, ma aveva un cazzo piccolissimo, appena un paio di centimentri. Meglio così, microdotato com’era non mi avrebbe fatto venire voglie scopereccie, impedendomi di concentrarmi sugli esercizi fisici necessari a perdere i maledetti 90 grammi di grasso in eccesso.

Iniziai a fare un po’ di riscaldamento e poi passai alla cyclette. Finito di pedalare l’istruttore mi chiese come fossi messa in quanto a flessibilità. Lo chiedeva a me? A me? Lo chiedeva proprio a me, la snodatissima Pinka? Invece di rispondere decisi di dargli una dimo- strazione pratica … voilà mi esibii in una spaccata verticale metten- do il mio piede sinistro sopra la sua spalla e … l’istruttore ebbe una reazione inaspettata, il suo microcazzo iniziò ad ingrossarsi, sempre di più … 4 cm, 5 cm, 10 cm, 20 cm, 30 cm!!! Era diventato enorme e senza chiedermi nemmeno il permesso, con me ancora con le gambe toralmente divaricate, me lo infilò in culo. Iniziò a fotter- mi, avanti ed indietro sempre più velocemente. Dopo un’ora il culo bruciava ma lui continuava imperterrito, io godevo e lui godeva … ed alla fine venimmo, venimmo insieme. Grondanti di sudore ci staccammo, feci la doccia ed andai a casa. La mattina seguente mi pesai e … meraviglia, i 90 grammi di grasso in più si erano dissolti. Il merito? Sicuramente della lunghissima inculata. Però che bravo quell’istruttore, non era una donna, ma ci sapeva fare comunque.

Che l’orgasmo sia con voi!

Capitolo 11: In giro con il C.A.R.D.I.S. (le storie di Pinka)

Dove Pinka, per soddisfare la sua voglia di viaggiare, deve fare sesso selvaggio con una inaspettata ragazza.

Era una bellissima mattina di maggio ed avevo appena passato un’intera notte di follie alcoliche e sessuali con Marta. Fantastico direte voi, vero? Eh no care ciccine e ciccini, ero letteralmente distrutta, Marta mi aveva appena confessato di amare Veronica, e che quella passata sarebbe stata l’ultima notte di sesso con me.

Non potevo crederci che preferisse Veronica alla sottoscritta, Veronica non aveva neanche il cazzo (il mio sembrava piacere così tanto a Marta) ma in effetti aveva una bellissima passera succulenta e sempre bagnata. A volte avrei volute essere completamente una donna per provar cosa si prova ad avere la passera. Vabbè, dovevo dimenticare e per dimenticare dovevo viaggiare.

Aspettai trattenendo le lacrime che Marta uscisse di casa, aprii lo sportellino del trasduttore spazio temporale e . . . cazzooooooo non funzionava!!! Mi ero completamente dimenticata di fare il tagliando di controllo tecnico annuale, e senza il tagliando il trasduttore non poteva funzionare. Oltretutto era sabato, ed il laboratorio per le verifiche annuali dei trasduttori non avrebbe aperto sino a lunedì.

No, no, no, non era possibile, ero stata appena mollata da Marta ed il trasduttore si rifiutava di funzionare. Che fare? Non mi rimaneva che chiamare mia cugina Ohw per chiederle un piacere immenso . . . volevo che mi prestasse il suo CARDIS.

Eh già, Il CARDIS, ovvero Cazzutissimo Apparato Temporale ad Inerzia Spaziale , non è niente altro che la versione fighissima della ben nota cabina del Dottor Chi. Esattamente come il trasduttore spazio-temporale permette di spostarsi in ogni luogo nello spazio e nel tempo.

Come temevo Ohw disse subito di no, aveva paura che gli rovinassi il CARDIS, e poi chi lo sentiva suo padre, chi la ripagava del danno che avrei sicuramente fatto, ecc. ecc. Provai in tutti i modi a convincerla, ma il diniego sembrava ferreo . . . sino a che Ohw se ne venne fuori con un “Ok Pinka, ti presto il CARDIS, ma tu dovrai scopare con me, e dovrai farlo questa stessa mattina!”

Cazzo, mia cugina voleva scopare con me? Ma non era una secchiona di fatto asessuata interessata solo alla storia medioevale del pianeta Sad? Non la vedevo da almeno 5 anni, e l’ultima volta mi aveva distrutto le palle con una pippa infinita sulle scale mal temperate degli strumenti musicali medioevali di Sad. Una palla gigantesca, di quelle da voler scappare via. Ero convinta che ormai avesse le ragnatele alla passera causa mancato utilizzo. Ma la voglia di viaggiare era troppo forte, dissi di sì e mi preparai a riceverla.

Passarono neanche 10 minuti che sentii suonare alla porta. Era già arrivata, ed io nemmeno avevo fatto in tempo a mettermi qualcosa di decente sulla bocca . . . ma vista la sciattaggine di Ohw non mi preoccupai più di tanto.
Andai ad aprire la porta e davanti mi si parò una bellissima bionda. Un corpo da urlo, un paio di tettine favolose ed un viso dolcissimo … ma chi era quella dea? “Ciao Pinka, non mi fai entrare?” esordì la sconosciuta, ed io imbambolata non sapevo che dire. Vedendomi incantata come un pesce lesso parlò di nuovo: “Ma non mi riconosci? Sono Ohw, tua cugina!” Quella era Ohw? Quella figa pazzesca era la mia cugina racchia? Doveva essere un sogno, avevo sicuramente bevuto troppo. Seccata dal mio comportamento Ohw entrò in casa spostandomi di lato ma nel farlo mi carezzò velocemente il cazzo che come un soldatino si mise subito sull’attenti. Ohw vide e si mise a ridere … “ma sì sono cambiata cara cugina, cinque anni sono tanti, la vecchia Ohw interessata solo al medioevo di Sad non esiste più, davanti a te c’è la nuova Ohw . . . ed ho voglia di te, delle tue tette e del tuo cazzo.”

Senza nemmeno rendercene conto eravamo già avvinghiate volando per la stanza (avevo acceso il dispositivo antigravità). Infilai la lingua nella sua dolcissima passerina (non ci crederete, ma sapeva di miele) ed iniziai a leccare, leccare e leccare ancora. Ohw iniziò a dimenarsi dal piacere e più si dimenava più godeva … in poco arrivò al suo primo orgasmo urlando dal piacere. Ma non era certo sazia, prese in bocca il mio cazzo ed iniziò un favoloso pompino . . . non dovevo venire, era troppo bello per finire velocemente. Dopo un tempo che mi parve infinito Ohw, staccò la bocca dal mio cazzo e con la mano se lo infilò nella passera … continuammo così, bocca e passera, passera e bocca sino a quando venimmo insieme, io sborrai come non mai e lei lanciò un nuovo urlo di piacere. Ci tenemmo abbracciate, mentre lei mi carezzava dolcemente. Era stato bellissimo.

Owh, alla fine andò a fare la doccia, quando tornò, con i capelli bagnati sembrava una dea. “Cugina cara, il Cardis è tuo per tre giorni, se me lo rovini ti taglio quel bellissimo cazzo!”

“Affare fatto, Ohw, non temere, lo riavrai intatto”.

Ma Ohw non aveva finito con le sue pretese, “beninteso mi trat- terrò nella tua casa sino al ritorno, ed userò tutti i tuoi sex-toys”. Come potevo dirle di no? Ora dovevo solo decidere dove andare. Ave- vo bisogno di qualcosa di diverso. Dopo la scopata furibonda con Marta la notte scorsa ed il fantastico sesso con Ohw avevo voglia di qualcosa di diverso dalla passera . . . ma cosa? Accesi il mio IperMac ed interrogai Gugol . . . le proposte fioccarono, ma mi sembravano tutte banali. Sino a che arrivai a questa voce:

Lingam: quarto pianeta del sistema solare Dick, si trova circa a metà del secondo braccio a spirale della via lattea. Pianeta con climi molto simili a quelli di Arturo, fu scoperto agli inizi del 1200 DGS (la data ufficiale è incerta). Su lingam ogni organismo vivente ha la forma e la funzione di un cazzo.

Era quello che cercavo un pianeta di soli cazzi, cazzi ovunque. Ero pronta, ad assaggiare tali prelibatezze. Detti un bacio di com- miato a Ohw . . . bacio che si trasformò velocemente in una seconda grande scopata. Alla fine uscii di casa (certo che la cugina era proprio un’assatanata) e mi diressi al Cardis. Lo cavalcai e partii . . . via verso Lingam.

Il vortice dello spazio-tempo mi avvolse.

Dopo poco atterrai su Lingam. Credo di essere giunta in una zona molto temperata. Il clima era ideale e la vegetazione rigogliosa. Iniziai l’esplorazione, e sì davvero c’erano cazzi ovunque.

Il primo incontro notevole lo feci con un aquilazzo, uccello senziente incrocio tra un’aquila ed un cazzo. Parlai un po’ con l’uccello, ma non troppo (gli aquilazzi non sono molto loquaci). Ma prima che potessi pensare ad altro mi ritrovai il cazzo dell’aquilazzo in bocca. Lo spompinai a lungo e quando venne se no volò subito via . . . nemmeno un ciao, non proprio un simpaticone in effetti.

Dopo poco vidi dei cazzofunghi, turgidi e davvero sodi … potevo lasciar perdere? Eh no, come si dice “cazzo ricco mi ci ficco” o meglio fu il cazzofungo a ficcarsi nel mio culo . . . meglio di qualsiasi dildo anale avessi mai provato prima.

Andai avanti così assaggiando tutti i tipi di cazzi del pianeta per tre giorni di fila. Arrivata al terzo giorno il culo mi bruciava assai e la bocca era un po’ stufa di tutti quei pompini a ritmo continuato, era tempo di tornare a casa.

Arrivai a casa, puntualissima come promesso. E sì dopo tutti quei cazzi avevo davvero voglia di un po’ di passera. Ohw non se lo fece ripetere due volte . . .

Che l’orgasmo sia con voi!

Harley Quinn: le versioni ufficiali

Harley Quinn è il personaggio femminile del mondo DC che più adoro.

Follemente sexy e matta più di un cavallo.

Agli inizi il personaggio era quasi castigato, non si vedevano nemmeno i capelli.

Poi i disegnatori hanno deciso di renderla sempre più sexy …

Sino ad arrivare al personaggio cinematografico

Nel prossimo post vi proporrò la mia versione … ovviamente ben poco vestita 🤣

Capitolo 10: Non è un serpente ma …

Dove Pinka ha un incontro molto ravvicinato con un tipo speciale di serpente, rendendo furiosa Hoshi.

C’è su Nuova-Toscana una spiaggia bellissima, chiamata il Rifugio dell’Aquilone, oasi per i naturisti di tutto il pianeta. Una volta, fantasticando insieme a Hoshi dopo aver scopato come ossesse, ci chiedemmo come sarebbe sta- to quello splendido luogo prima che i nuovi-toscani iniziassero ad invaderla con i loro cazzi e tette al vento.

Regolai il trasduttore spazio-temporale ed arrivammo su Nuova- Toscana circa nel 3000 PGS, molti millenni prima della colonizza- zione neo-toscana. Sul pianeta neanche un essere senziente, solo le rovine dell’antica e defunta civiltà degli inculatori-pazzi ed una na- tura libera e rigogliosa. Ci dirigemmo attraverso una fitta selva di pini fruscianti verso la spiaggia che millenni dopo sarebbe diventata così famosa in tutto l’universo.

Un mare azzurro ed una sabbia finissima ci accolsero. Gli unici rumori erano quelli del mare e di strani e lontani versi dei simil-gabbiani.

Quale migliore modo di celebrare tale bellezza che quello di fa- re l’amore? Iniziammo baciandoci, poi Hoshi passo a succhiarmi i capezzoli e poi abbassandosi ancora prese il mio cazzo, ormai duris- simo, in bocca. Ci sdraiammo e mentre lei mi succhiava il cazzo io iniziai a leccarle la figa, voi terrestri se non sbaglio lo chiamate 69. La sua passera era dolce e bagnata, un sapore delizioso. Stavamo così scopando allegramente quando il mare iniziò a ribollire. Prese alla sprovvista ci girammo e vedemmo uscire dalle acque un enorme serpente (no, tranquilli, non era una Nure-Onna). Hoshi, che di lavoro fa la bibliotecaria e non l’eroina come la sottoscritta, balzò in piedi impaurita. Io invece rimasi affascinata a guardare il serpente che lentamente usciva dal mare.

Mi sembrava di ricordare qualcosa … ma certo, si trattava del più famoso serpente di Nuova-Toscana, il cobra-pompinarus-erectus. Non è cattivo, tutt’altro, è coccoloso più di un panda, solo che quan- do ha fame vuole una sola cosa, lo sperma. Normalmente vive facen- do pompini alle grandi scimmie che abitano su Nuova-Toscana, ma si sa grandi-scimmie uguale a piccoli-cazzi. Vedendo il mio grosso e succulento cazzo non ci pensò un attimo, quasi avesse pensato “cazzo ricco mi ci ficco”. Fu un attimo ed il mio cazzo finì dentro la bocca del serpente . . . non sarà stato una cima di intelligenza il serpentone, ma i pompini li sapeva fare. Succhia e succhia mi fece venire dopo un’ora. Fu bellissimo, ma non per Hoshi che incazzata stette a guar- darci inerte. Quando il serpente, ormai sazio del mio sperma se ne andò, sudai le sette camice per far passare l’incazzatura a Hoshi.

Ma quando alla fine, per chiederle perdono, le infilai il cazzo in culo mi disse “ti perdono Pinka, amo te ed amo il tuo cazzo!”

Che l’orgasmo sia con voi!

VENOM

Era un po’ di tempo che non pubblicavo un disegnino tratto dal mondo dei super eroi.

Chi conosce la Marvel sa sicuramente tutto di Venom, ma nessuno ha mai visto questa versione “femminile”.

Chissà, forse è incazzata come il sottoscritto dopo il risultato del referendum. 🤬🤬🤬

Capitolo 9: Una storia a Nuova-Verona

Dove Pinka per la prima volta si ritrova a fare la schiava, con una bellissima mistress.

Nuova-Verona, ah quanti ricordi.

Ero andata su Nuova-Verona per combattere i fantasmi di Romeo e Giulietta che imperversavano tutte le notti con le loro smancerie. Stavo bevendo uno spritz vulcaniano in Piazza Erbe quando vidi passare una bellissima giapponese. Le tettine piccole e deliziose erano perfette per il suo corpo esile ed atletico insieme. Non resistetti e la chiamai (il trasduttore spazio temporale mi permette di parlare in ogni lingua dell’universo conosciuto, compreso lo strano neo-veronese). Non so se fu attratta dalle mie tette (favolose, ovviamente), dal mio cazzo dritto (favoloso anche lui) o semplicemente dal mio faccino maialesco, sia come sia la ragazza si avvicinò.

Le chiesi se voleva bere qualcosa e lei, sinuosa e quasi timida con le tettine che vibravano al vento, mi disse sì. Ordinai un Negroni triplo e lei un quadruplo Mescal con dentro un verme di Mexico IV, cazzo se ci andava forte con l’alcool. Bevemmo e poi facemmo il bis, alla fine con la testa leggera per l’alcool trangugiato mi sentii dire “Vuoi venire in albergo con me?” Potevo rifiutare l’offerta? La seguii e

mi ritrovai in un albergo favoloso a sei stelle con vista su Piazza Erbe (era la mia prima volta in un albergo di lusso). La seguii docilmente verso la sua camera. Entrammo ed appena dentro la sua espressione si trasformò, da dolce divenne istantaneamente aggressiva, la tipica espressione delle Adepte del Sesso Selvaggio (credetemi, se si parla di sesso so di cosa si tratta). Con un forza incredibile per quel corpo esile mi spintonò sul letto dicendo “Sei la mia schiava, sottomettiti!”

Io, che non avevo mai fatto la schiava, mi ritrovai a rispondere quasi come in sogno “Sì padrona, fai di me quello che vuoi!”.

Iniziò a farmi un pompino ma tutte le volte che stavo per arriva- re all’orgasmo si fermava intimandomi “Schiava, non devi sborrare, altrimenti ti punirò!”

Una tortura, mostruosamente piacevole, ma sempre una tortura era. Andammo avanti così per almeno un’ora, io sudavo ed urlavo, ero letteralmente sconvolta, il cazzo mi faceva male e le palle sembravano pronte per esplodere. Mai avevo provato insieme tanto dolore e tanto piacere. Arrivate alla decima interruzione del mio orgasmo mi disse “Schiava, ora mettiti a pecorina”, ed io da brava schiava ubbidii. Non me ne ero accorta, ma si era messa un enorme cazzo finto, e con quello mi inculò di brutto sino a farmi urlare dal piacere misto al dolore.

Alla fine del lungo inculamento mi disse, stringendomi violentemente le tette, “Ora schiava me lo puoi infilare dentro!”. Ubbidiente infilai il cazzo dentro alla sua passera, bagnata come un lago. Io andavo avanti ed indietro e lei mi mordeva quasi a sangue i capezzoli, per un tempo che sembrò infinito . . . ed alla fine distrutta totalmente venni, venni, venni, riempiendo la sua passera con il mio sperma e lei venne con me. Perentoria mi ordinò di ripulirle la passera leccando il mio sperma che fuoriusciva abbondante ed io . . . di nuovo ubbidii.

Finito tutto la sua espressione tornò improvvisamente ad essere dolce. Mi chiese se mi era piaciuto. Il cazzo mi bruciava, il culo era in fiamme ed i capezzoli doloranti . . . ma sì, mi era piaciuto, letteralmente fantastico.

Ci salutammo ed io uscii dalla sua camera totalmente sognante.

Non le avevo neanche chiesto il nome. Era stata un’esperienza bella e violenta insieme … ah quante cose possono accadere a Nuova- Verona.

Che l’orgasmo sia con voi!