Riviste scientifiche, come si pubblica?

Le riviste scientifiche sono un qualcosa di completamente diverso dalle riviste che possiamo comprare in edicola.

Innanzitutto sono scritte in inglese e gli articoli sono sottoposti ad un processo di revisione anonimo tra pari (peer review), questo almeno per le riviste internazionali serie.

Quando i ricercatori (o scienziati, se vi piace di più il termine, anche se all’interno delle università e centri di ricerca è pochissimo usato) scrivono un articolo, (a volte può essere lungo anche molte decine di pagine) questo viene sottoposto per la pubblicazione su una rivista. Dopo che l’articolo è stato inviato, gli editor (curatori) della rivista lo mandano ad uno o più referee (revisori/arbitri) anonimi (anonimi per gli autori degli articoli) che devono fare pelo e contropelo all’articolo. Il giudizio dei referee è quasi sempre inappellabile, e normalmente rientra in una di queste tre categorie:

1) articolo pubblicabile;

2) articolo pubblicabile a patto che gli autori sistemino certe parti;

3) articolo bocciato.

Nel caso (2) l’autore (o gli autori) cercano di sistemare/correggere l’articolo, e dopo rimandano il tutto alla rivista.

A questo punto parte il secondo giro di revisione con uno dei tre possibili giudizi prima elencati.

Il processo va avanti così (a volte per anni) sino a che l’articolo non viene accettato o rifiutato.

Alla fine, se l’articolo viene accettato, gli autori ricevono le bozze del medesimo per effettuare eventuali correzioni tipografiche, et voilà dopo un altro bel po’ di tempo l’articolo verrà stampato su un numero della rivista (ora fortunatamente tutte le riviste sono anche in versione elettronica, per cui i tempi di pubblicazione si sono accorciati).

Questo uno dei miei ultimi articoli (corressi le bozze mentre il mio amico e coautore lottava tra la vita e la morte in ospedale a Parigi per il Covid).

PS Notre Dame è il nome dell’università di Notre Dane, e la rivista è pubblicata dalla Duke University Press. Negli Usa e nel Regno Unito varie università posseggono prestigiose case editrici (MIT press, Oxford University press, ecc.)

Vaccinazioni e libertà individuale.

Mi scuserete se torno su un argomento serio ma non ne posso fare a meno.

I no-vax e no green-pass sono scatenati accusando gli “altri” (quelli che chiamano “punturati”) di discriminarli.

Zaia, che non vuol perdere neanche un voto di consenso preme per il vaccino ma dice di rispettare i no-vax. Rispettare??

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, partendo da una premessa che mi sembra ovvia, non tutte le posizioni hanno la pari dignità.

Se così non fosse dovremmo dire che stupratori e non stupratori hanno posizioni diverse e comunque rispettabili (sto esagerando? mica tanto, come chiarirò tra poco).

Analizziamo la posizione dei no-vax.

Chiunque non si vaccina puo’ infettarsi ed a sua volta infettare gli altri. I vaccinati hanno invece solo una possibilità bassissima di infettarsi e chi si infetta trasmette il virus anche se asintomatico. Ma, anche nelle più pessimistiche previsioni, solo il 20% dei vaccinati può infettarsi e trasmettere il vaccino.

Quindi i non vaccinati sono molto molto più pericolosi rispetto ai vaccinati.

Arriviamo quindi al discorso della libera scelta. Chi non si vaccina ha un’alta possibilità di contagiare gli altri ma non solo.

Chi non si vaccina si può ammalare gravemente (sino a morire) occupando quindi posti in ospedale (rischio quasi nullo per i vaccinati). Il problema però non è tanto l’occupazione dei posti singoli, ma il fatto che i malati covid devono andare in reparti speciali, completamente isolati dagli altri. Questo significa togliere personale e posti letto ai malati, anche gravi, “normali”, chiudendo interi reparti.

I malati oncologici, gli infartati e tanti altri, che nulla hanno a che fare con il covid, hanno visto le cure ospedaliere a loro destinate diminuire in modo drastico e pericolosissimo.

Quindi i no-vax non solo contribuiscono a diffondere il virus ma creano danni gravi anche agli altri ammalati non covid, spesso malati gravi.

Vaccinarsi è semplicemente un atto di civiltà, oltre che di protezione per se stessi.

Per questo non metterò mai sullo stesso piano vaccinati e no-vax.

Perché allora non viene messo l’obbligo vaccinale? I motivi sono tanti. Il primo è che ogni governo dei paesi cosiddetti democratici ha sperato che di fronte ai milioni di morti di covid ci fosse la gara a vaccinarsi. Così non è stato, in Italia ben 4 milioni di persone rifiutano il vaccino.

Prendiamo poi il governo italiano, un governo pessimo che va dai fascioleghisti ad una versione peggiorata della DC (il PD). Possibile sperare da un governo orribile come il nostro con i partitoiche temono di perdere il consenso dei 4 milioni di no-vax una posizione netta come l’obbligo vaccinale?

Ed allora che facciamo, dato che abbiamo un governo di merda allora per dispetto non ci vacciniamo? Dato che il governo non ha il coraggio di dichiarare l’obbligo vaccinale non ci vacciniamo? Facciamo come quello che per far dispetto alla moglie che lo cornificava si tagliò il cazzo?

Ma supponiamo anche di avere un governo serio (non lo è lo sappiamo) che domani deciderà per l’obbligo vaccinale. Se si mette un obbligo dobbiamo mettere delle pene, altrimenti la cosa è insensata. Che fare di chi non si vuol vaccinare? Arrestiamo 4 milioni di persone? Ovvio che è impossibile, al più possiamo vietare ai non vaccinati di fare certe attività … ad esempio no scuola, no palestre, no treni ecc et voilà si ricade nel green pass.

Qualcuno ha idee diverse su cosa fare ai no-vax? Non mi parlate di multe, qui si tratta di bloccare la diffusione dei virus, e le multe non bloccano niente.

Il green pass dovrebbe essere reso più restrittivo, altro che dire che è sbagliato.

Ultimo argomento: si dice che non viene messo l’obbligo vaccinale perché lo stato ha paura delle cause per effetti gravi collaterali. Ma (specialmente ora che astrazeneca è di fatto uscita di scena per gli under 60) gli effetti collaterali sono quasi nulli, sicuramente meno dei tanti vaccini già obbligatori. Lo stato non avrebbe praticamente niente da temere da poche cause derivanti dai danni collaterali.

Paperino magnaccia.

È dura la vita a Paperopoli e Topolinia. La Disney ha licenziato in blocco tutti i paperi, topi ed animali vari. La fame è tanta ed i nostri cari personaggi disney devono pur arrivare a fine mese.

Ed oggi …

… ho ripreso ad andare nel mio studio al dipartimento di Informatica (univ. Verona).

Fortunatamente da mercoledì potremo entrare solo con il green pass, il che spero servirà a rianimare la vita interna.

Stamani eravamo davvero pochi, un anno e mezzo di covid hanno disabituato le persone ad avere contatti con gli altri.

Sino a febbraio 2020 il dipartimento pullulava di persone, docenti, borsisti e dottorandi . Oh certo, i dipartimenti universitari non sono posti dove tutti sono amici e vanno d’accordo, anzi vale il contrario. La regola (almeno nei dipartimenti dove si fa ricerca a livello internazionale) ha un nome: “competività“, ed io sinceramente non la amo, ma sempre meglio un ambiente iperconpetitivo alla tristezza di un dipartimento deserto.

Quindi cerco di guardare con un minimo di fiducia al futuro, insegnando e facendo ricerca come ho fatto nei decenni passati.

Le aspettative e lo strano effetto che fanno certi post

È strana assai la vita virtuale dei blog, a volte lontana mille miglia dalla realtà.

Ad esempio non è tanto quello che uno pubblica, ma il cambio improvviso di argomento che lascia a volte perplessi i lettori, e questo accade anche quando uno ha pochissimi lettori.

Tanto per esemplificare prendo l’esempio del sottoscritto, ma è solo un esempio.

Anni fa ho aperto il mio blog per pubblicare i miei disegnini, all’inizio in modo totalmente anonimo, poi me ne sono fregato di fare sapere chi fossi.

Ma per tutti il mio blog era ed è quello di chi pubblica disegni più o meno porno, insomma cazzi, tette e fighe a go go .

Però se pubblico qualcosa che riguarda la mia vita, la vita che di fatto nessuno conosce nella blog-sfera, c’è chi rimane stupito «ma come fai a scrivere cose così serie, non sei quello dei cazzi e passere?»

Sociologicamente la cosa è interessante, lo stupore non è tanto se pubblico cazzi e fighe, ma se improvvisamente pubblico qualcosa che di fatto spiazza.

Il motivo è semplice, non conoscendoci personalmente tendiamo a farci un’immagine della vita degli autori dei blog basandoci di quello che viene pubblicato.

Ma questo porta a creare personaggi di pura fantasia, “gli autori dei blog” che non esistono nella realtà, o almeno non più dei personaggi dei romanzi.

È per questo motivo che il cambio di registro nelle pubblicazioni spiazza i lettori, in qualche modo è come dire “guardate che non sono quello che immaginate, od almeno, non sono solo quello che viene fuori dai miei post”.

La cosa migliore è prendere i blog per quello che sono, finestre virtuali aperte su un frammento piccolo della nostra vita .

Quindi a maggior ragione non hanno senso i litigi ed i drammi per quello che viene scritto, ha ragione AllegroP, prendiamo con leggerezza i blog, e soprattutto ricordiamoci che dietro a questi blog ci sono persone vere in carne ed ossa molto più complesse di quanto possiamo immaginare.

In ogni caso, tra qualche giorno arriverà un nuovo disegno, assolutamente porno, e ntukulu alla scienza 🤣

Una piccola storia di un autodidatta

Sapete bene che questo blog è destinato principalmente a cazzi, tette e passere. Ogni tanto qualche foto, qualche breve racconto, ma praticamente quasi mai racconto di me.

Oggi faccio un’eccezione … quindi se avete voglia ecco un piccolo squarcio sull’ inizio della mia vita nel mondo della ricerca.

Buona lettura.


Tanti tanti anni fa, quando chiesi la tesi al mio relatore (Andrea Maggiolo, una delle migliori persone che io abbia mai conosciuto) scoprii dell’esisitenza delle logiche modali e temporali.
Andrea Maggiolo era appena tornato da un convegno di informatica teorica e mi fece vedere i suoi appunti su un seminario a base di rombetti e quadratini … insomma gli operatori della logica temporale.
Io avevo seguito corsi di logica matematica e calcolabilità, ma non avevo mai sentito parlare di logica modale.
Al solito mio per saperne qualcosa in più decisi di capire molto bene cosa fosse questa strana logica modale (il mio relatore si occupava di informatica teorica ma non di logica).
Andai nella biblioteca della Normale e trovai un po’ di libri che ovviamente divorai.
Quando, dopo la laurea, decisi di fare il dottorato pensai che mi sarei occupato di logica modale nel campo della verifica dei sistemi. Il mio relatore (nel frattempo diventato relatore di dottorato) appoggiò la mia decisione, in fondo si sarebbe trattato di un lavoro di informatica teorica e di logica applicata, lui non era un esperto ma avrebbe potuto comunque seguirmi.
Avevo nel frattempo pubblicato il mio primo lavoro su un convegno internazionale (CSL) su model checking temporale e credevo che quell’argomento sarebbe stato centrale per la mia futura tesi.

Passò un anno di dottorato, in cui continuai a lavorare sulle applicazioni della logica temporale/modale, ma ero sempre più insoddisfatto. Insomma, il mondo dell’informatica teorica non sembrava fare per me, interessanti certamente le applicazioni della logica, ma non era quello che cercavo. Il mio sogno nascosto era quello di occuparmi di logica pura, non delle sue applicazioni.

Fu così che decisi di andarmente un anno a Parigi, uno dei templi mondiali della logica.
A Parigi seguii i corsi del fu D.E.A. del programma comune tra l’ENS e Paris 7.
Un corso su teoria dei modelli (non ricordo il nome del docente), uno sul lambda calcolo tipato (M. Parigot) e uno sulla teoria della dimostrazione tenuto da J-Y Girard. Inutile dirlo, l’incontro con J-Y fu come l’incontro di Paolo con Dio sulla via di Damasco.
Il tarlo della teoria della dimostrazione mi era entrato dentro.
Il corso di J-Y fu bellissimo, idee su idee riversate su una platea sempre più ristretta con il passare del tempo, data la difficoltà del corso.

Una cosa alla fine del corso mi era completamente chiara, Jean-Yves detestava la logica modale … proprio la logica di cui mi ero innamorato.

Sia come sia l’estate del 1990 rientrai in Italia, con poche ma chiare idee: avrei buttato a mare tutte le ricerce sull’applicazione della logica modale in informatica, mi sarei occupato solo di logica pura, e per la precisione di teoria della dimostrazione … per la logica modale.

A settembre ne parlai con il mio relatore che mi guardò dicendo per l’ennesima volta che io esisitevo solo per fargli guadagnare il paradiso (era totalmente ateo per inciso) visto quanto lo facevo disperare.
Fu molto chiaro nel dirmi che lui non era minimamente in grado di seguirmi su argomenti di teoria della dimostrazione ed io gli risposi di avere fiducia, mi assumevo in pieno la responsabilità di un possibilissimo fallimento.

Fu con queste premesse che Andrea accettò di continuare a fare il mio relatore, un relatore ben strano , in quanto non sarebbe stato in grado di leggere quanto io avrei scritto … se non per l’inglese.
Ma a me andava benissimo cosi, Andrea sarebbe stato un ottimo sostegno psicologico, di sostegno scientifico pensavo di non avere bisogno (presuntuosetto, vero?)

Fu così che a settembre del 1990 iniziai a cercare di capire qualcosa di teoria della dimostrazione modale.
La ricerca bibliografica si rivelò più semplice di quanto avrei mai pensato … di fatto non esisteva quansi niente in letteratura.

A Pisa non c’era nemmeno un logico (l’unico, Peppe Longo, si era trasferito a Parigi in dissidio con l’ingegnerizzazione del dipartimento di informatica di Pisa) ma a Pisa c’era il più bravo dei suoi allievi, Andrea Asperti … che mi dette tanti buoni consigli Il migliore fu: “Andrea, lo sai che a Parigi c’è chi sta cercando di andare oltre le formalizzazioni standard dei sequenti per trattare la Logica Lineare? “… e mi raccontò cosa combinavano i cugini d’oltralpe.”
Queste parole mi aprirono letteralmente la mente. Nell’ultimo anno avevo studiato sequenti e deduzione naturale … ma li davo come oggetti ormai assodati e di fatto immodificabili (in fondo avevano più di 50 anni), ma effettivamente che male c’era ad andare “contro natura” … perché mai i sequenti dovevano essere strutture lineari?
Pensai che aggiungendo una dimensione spaziale sarebbe stato possibile trattare in modo pulito gli operatori modali, fu così che dopo vari tentativi a volte fallimentari altre volte troppo complessi arrivai a quella che chiamai teoria dei 2-sequenti.
E dato che sono un rompiscatole e un po’ kamikaze, decisi di sottoporre la mia prima ricerca sulla teoria della dimostrazione modale alla prestigiosa rivista Annals of Pure and Applied Logic, spedendo il lavoro all’editor che più di tutti odiava la logica modale, ovvero J-Y Girard (e chi conosce J-Y sa quanto lui sia granitico nelle sue idee).
Incredibile ma vero, a J-Y piacque assai la mia proposta (il referee è sempre anonimo, ma sono certo che fu lui stesso a redigere il report, nessun altro avrebbe scritto quelle due pagine come lui, mancava solo la firma.)

Certo, con il senno di poi mi rendo conto che se avessi avuto un relatore esperto nella materia non avrei peccato in tante vere e proprie ingenuità tecniche, ma alla fine potei dire che la tesi finale era tutta e solo mia, nel bene e nel male.

Insomma si può fare una tesi di dottorato ed aprire un filone di ricerca pur essendo autodidatti.

Oggi come oggi i lavori di teoria della dimostrazione modale abbondano, ed io sono contento di aver dato un piccolo contributo alla nascita di tale area.

Candy Candy ha 46 anni

Mi sembra che sia in forma. Che ne pensate?

Ah, dite che non aveva il cazzo? Come fate a saperlo?

PS per chi non avesse mai sentita nominare Candy Candy, si tratta di un famoso manga e cartone animato (anime, in giapponese) per ragazzine/i.